Ad ognuno il suo mestiere: sostenere rispettando le regole del gioco.

Un tassello tanto prezioso quanto delicato è l’interazione tra due mondi educativi: quello sportivo e quello familiare.

Per questo, oggi, inauguriamo un nuovo ciclo di articoli dedicati a voi genitori, per comprendere insieme come seguire al meglio la crescita sportiva dei più piccoli.

Quando un bambino ha un sogno non ha paura di fallire. Anzi, non mette proprio in conto questa possibilità! Ignaro di ciò che può (op)porsi lungo la sua strada, rimane fedele al suo sogno e lo presenta a tutti come la cosa più normale del mondo o, con molta facilità e leggerezza, lo cambia per inseguirne uno che gli piace di più.

In questo meccanismo ciò che conta non è tanto il contenuto del suo sogno, che chiaramente si modellerà nel tempo, ma il modo spontaneo con cui il bambino vive la realtà. La struttura che ha per leggere gli eventi è in via di definizione e, per questo, assorbe quello che l’ambiente gli offre senza filtri.

In famiglia, a scuola, nello sport il bambino vive con delle regole specifiche e si pone come attento osservatore di ciò che avviene. A casa i depositari di questa attenzione sono i genitori, i nonni e coloro che, ai suoi occhi, rappresentano le persone importanti. A scuola sono gli insegnanti, nello sport sono gli istruttori.

È importante vivere le diverse occasioni formative alle quali avete deciso di farlo partecipare in maniera coerente, giocando il ruolo che vi è richiesto in quel contesto. E’ opportuno che eventuali disaccordi siano gestiti tra adulti per lasciare che il bambino viva una dimensione di coerenza tra ciò che gli è richiesto dalla sua guida in quell’ambiente e voi, che avete scelto di fargli vivere quell’esperienza.

5 comportamenti utili per sostenere tuo figlio nell’attività sportiva:

  1. Far vivere lo sport con semplicità, senza imposizioni. Non è la quantità ma la qualità del tempo speso nello sport a dare i risultati e i bambini imparano se si divertono.
  2. Limitarsi ad osservare i comportamenti e ascoltare i suoi racconti per comprendere come sta vivendo quello che gli succede.
  3. Accettare i suoi limiti, cioè partecipare ai suoi successi e ai suoi insuccessi. Potrebbe non essere un campione nello sport che ha scelto di praticare ma fare qualcosa per il piacere di farlo metterà, bambini e bambine, nella condizione di dare il massimo e fare il proprio meglio.
  4. Intervenire quando richiesto. I bambini hanno bisogno di sperimentare, provare e sbagliare. Imparare ad esserci nella misura in cui hanno bisogno è più funzionale alla loro crescita piuttosto che esserci sempre.
  5. Rispettare il ruolo degli altri. È il Maestro, nel proprio Dojo, ad avere un ruolo educativo ed è il punto di riferimento dei propri allievi.

Per un bambino la vera vittoria non è salire sul gradino più alto. Per voi la vera vittoria, in questa scalata verso la crescita, è averlo sostenuto a credere nelle sue capacità, averlo apprezzato anche quando è caduto se questa è stata la cosa migliore che poteva fare. È fargli riconoscere che il vero successo è la capacità di fare del suo meglio rispetto alle sue potenzialità. Questi fattori sono funzionali alla sua crescita come individuo, prima che come atleta. Tanto più useremo gli strumenti giusti tanto più daremo ai bambini la possibilità di realizzare i propri sogni, qualsiasi essi siano.

Ci vogliono coerenza e pazienza. Perché la strada verso una crescita sana è in salita, unica e del tutto individuale per ogni figlio.

Prima di salutarci ti lascio con uno spunto di riflessione: quali sono i motivi per cui tuo figlio pratica karate?

 

Dott.ssa Francesca Giambalvo – Psicologa, consulente in psicologia dello sport

 

Riferimenti

La psicologia dello sport dei bambini. L’intervento dello psicologo nei settori giovanili sportivi.” (2011)