Usare il focus per cogliere nel segno – parte I

Da che ho memoria ho sempre avuto una passione per la fotografia, perché amo ricordare e tenere traccia del tempo che passa. Ancora non ho trovato qualcosa di meglio di una buona foto per mantenere vivi i ricordi nel tempo. Nonostante questo non ho mai approfondito, a livello tecnico, il funzionamento di una macchina fotografica, insomma non sono mai andata troppo oltre lo scatto e poche altre cose che occorre sapere per avere impresso, nel migliore dei modi, il mio ricordo.

Prendiamo idealmente una macchina fotografica e regoliamo l’obiettivo in funzione della foto che vogliamo scattare. Per mettere a fuoco correttamente, dovremo considerare cosa stiamo fotografando, se un particolare, come il dettaglio di un fiore, oppure uno scenario più ampio, come un paesaggio.

Ecco, il focus attentivo funziona all’incirca così.

Ogni atleta, durante un esercizio o più spesso in gara, rivolge sempre la sua attenzione verso qualcosa, che sia un fattore interno, come i propri pensieri, che sia esterno, come il pubblico o gli avversari.

E’ importante essere concentrati?

O è importante esserlo su ciò che conta?

Qualche articolo fa abbiamo parlato della concentrazione considerandola come la capacità di focalizzare l’attenzione su di un compito per un certo periodo di tempo, senza essere disturbati da stimoli interni o esterni non pertinenti (Robazza, Bortoli e Gramaccioni, 1994).

Per ogni disciplina sportiva è essenziale conoscere quali siano le variabili da considerare per dirigere l’attenzione sulle informazioni che contano, cioè quelle fondamentali ai fini della prestazione, per valutarle, selezionarle e compiere l’azione desiderata.

A questo punto è importante introdurre il concetto di integrazione cioè il processo con cui le informazioni in ingresso provenienti dai diversi canali sensoriali sono “assemblate” in un’unica, nuova variabile che guida a una risposta. La focalizzazione è un’attività che precede la prestazione e attraverso la quale, tu atleta, ti prepari a eseguire l’azione voluta.

Riprendi ora l’obiettivo della macchina fotografica.

Per utilizzare un focus ampio servirà regolare il tuo obiettivo in modo da far rientrare il massimo del campo visivo, come se dovessi includere nella foto tutto l’ambiente di gioco, così da cogliere i molteplici segnali cui occorre prestare attenzione, come il corpo dell’avversario nello spazio e il tipo di azione che sta eseguendo. Il focus ristretto corrisponde alla messa a fuoco di un dettaglio, così da restringere l’attenzione sul singolo stimolo, ad esempio l’azione che l’avversario sta eseguendo e che darà il via alla tua risposta.

A questo meccanismo se ne deve aggiungere un altro: la direzione verso cui porre l’attenzione. È incrociando ampiezza del focus, ampio o ristretto, e direzione di osservazione che otteniamo ben quattro stili attentivi, ognuno con caratteristiche specifiche e funzionali alle diverse situazioni che si presentano sul campo.

Scegliere lo stile attentivo più adatto è fondamentale ai fini della prestazione, perché permette di concentrare l’attenzione sulla parte di ambiente che serve in quel momento e per quella specifica situazione.

E di questo parleremo la prossima volta…

Ripercorri i tuoi allenamenti o la tua ultima gara, quali sono i segnali su cui devi concentrarti?

 

Dott.ssa Francesca Giambalvo – Psicologa, consulente in psicologia dello sport

Riferimenti

Baldassi S. “Meccanismi percettivi ed attenzionali alla base della prestazione agonistica”. Sportivamente. Temi di psicologia dello sport (2011).

Butler R. J. “Concentrarsi”. Psicologia e attività sportiva. Guida pratica per migliorare la prestazione (1998).