Allenarsi per il successo: concentrarsi.

Confusione, pensieri che distraggono, gente che ti dice cosa fare, l’amico che ha bisogno di un tuo consiglio proprio in quel momento, rispondere al telefono, chattare…

Nel quotidiano ci troviamo spesso a compiere degli “sforzi” per mantenere la nostra attenzione su ciò che conta, pena la mancata riuscita nello svolgimento delle attività che dobbiamo fare.

Alzi la mano chi, almeno una volta, per affrontare il lavoro, un allenamento, lo studio o addirittura il momento di gara è partito con le migliori intenzioni ma, sopraffatto da altre cose dentro e fuori la propria testa, non è riuscito a concentrarsi in quello che doveva fare. O come avrebbe voluto farlo.

Fortunatamente la natura viene in nostro soccorso, operando già una prima scrematura tra quello che è importante rilevare e quello che può essere ignorato. Questa modalità di funzionamento ci assicura un’ancora di salvezza perché prestare attenzione a tutto ciò che ci circonda è praticamente impossibile. Tuttavia la selezione delle informazioni da tenere in considerazione e quelle da scartare richiede un certo tipo di lavoro, più o meno consapevole da parte nostra.

La prestazione atletica non è esente da questo meccanismo.

Pensiamo al Kumite.

La continua interazione tra ciò che accade sul tatami e le azioni di risposta si compone di schemi ciclici piuttosto brevi dove l’informazione acquisita dall’ambiente indirizza, in tempo reale, l’esecuzione comportamentale. Situazione, informazioni da considerare, azione. Nello sport la concentrazione è un aspetto fondamentale e la consapevolezza di quali siano le variabili da considerare fa la differenza. Negli sport considerati Open Skill l’attività prevede un’altissima variabilità ambientale e richiede una capacità di analisi globale e rapida dei cambiamenti nel campo visivo.

Per semplicità, i processi alla base di quanto descritto possono essere così sintetizzati:

  1. analizzare le informazioni del contesto,
  2. prestare attenzione alle informazioni rilevanti eliminando quelle distraenti,
  3. eseguire la risposta, l’azione.

Il primo processo richiede all’atleta la capacità di analisi delle informazioni e, (punto due) attraverso meccanismi rapidissimi, la conseguente “scelta” delle variabili realmente importanti da considerare. Il terzo processo è una conseguenza dei primi due, perché richiede l’esecuzione dell’azione in funzione di quello che “si vede” e “si considera” rilevante. La descrizione, chiara ed esauriente, delle richieste della prestazione è un elemento fondamentale per focalizzare l’attenzione su quello che è importante considerare.

La domanda che sorge spontanea è: gli atleti elaborano tutti allo stesso modo queste informazioni?

Potremmo rispondere con un diplomatico “dipende dall’esperienza”. La differenza, infatti, risiede nella capacità di analizzare ed elaborare le informazioni in base alle proprie strategie, che saranno efficaci quanto più riusciranno a cogliere i segnali realmente significativi della situazione. In questo senso, la creazione di una propria strategia è frutto di un lungo lavoro di allenamento anche in questi elementi, che attingono al mondo dell’invisibile qual è l’attenzione.

In situazioni di elevata variabilità ambientale, com’è il Kumite, la sequenza che per semplicità chiameremo analisi – scelta dell’azione – esecuzione, deve essere svolta in tempi davvero rapidi. A fare la differenza nella programmazione automatica di risposta allo stimolo è l’abilità che ogni atleta sviluppa nello scegliere cosa fare e allenarsi fino a farlo diventare automatico. La lunga pratica di un movimento permette agli atleti di alto livello di includerlo nel repertorio delle azioni programmate (Frans, Weicker & Robertson, 1985). Poiché la concentrazione, per quanto intangibile, può essere allenata sarà utile strutturare situazioni didattiche che stimolino gli allievi a prendere decisioni su “cosa” effettuare, “quando” e “dove” svolgere l’azione, piuttosto che portare esclusivamente attenzione sul “come” eseguire il gesto tecnico (Ripoll 1987, 1991). Il tutto, come dicevamo, dopo aver identificato le variabili rilevanti per la propria disciplina.

Percepisci che ci sia differenza nel mantenimento della concentrazione tra una situazione di gara e una di allenamento?

Se sì, quali sono i fattori che ti distraggono di più?

 

Dott.ssa Francesca Giambalvo – Psicologa, consulente in psicologia dello sport

 

Riferimenti

 Baldassi S. “Meccanismi percettivi ed attenzionali alla base della prestazione agonistica”. Sportivamente. Temi di psicologia dello sport (2011).

 

Butler R. J. “Concentrarsi”. Psicologia e attività sportiva. Guida pratica per migliorare la prestazione (1998).